lunedì 31 luglio 2017

Gianni Giberti di 24 anni cade dalla moto e viene travolto da un centauro


Castellarano: cade dalla moto e viene travolto, muore 24enne

Gianni Giberti, di Roteglia, vittima di un incidente stradale sull'Appennino Modenese




CASTELLARANO. Un ragazzo 24enne di Roteglia ha perso la vita ieri pomeriggio in un incidente in moto mentre si trovava a Pavullo, sull’Appennino modenese.
Gianni Giberti era uscito con alcuni amici per fare un giro in moto, quando verso le 17 è rimasto vittima di un incidente stradale.

Il giovane, scendendo dalla montagna lungo la Giardini, aveva appena passato il curvone di Querciagrossa e stava per arrivare a Pavullo, quando nel rettilineo dei Piani, all’altezza del distributore Ip, è caduto.
La dinamica è in corso di accertamento da parte degli agenti della polizia municipale, intervenuti per i rilievi, ma da una prima ricostruzione sembra che la caduta sia stata causata dall'improvviso rallentamento di un mezzo che il giovane aveva davanti. La sua Aprilia è scivolata via, e lui è rotolato finendo nell’altro lato della carreggiata. §
Fatalità ha voluto che proprio in quel momento arrivasse in senso opposto un altro centauro, che stava salendo verso l’Appennino, il 48enne pavullese A. P., che se l'è trovato praticamente sotto la moto, disteso in mezzo alla corsia. Neanche il tempo per una frenata: non ha potuto fare niente per evitarlo. Gli è passato sopra l'addome. E nonostante non andasse a velocità sostenuta, le conseguenze sono state devastanti per il giovane, che ha accusato lesioni agli organi vitali che non gli hanno lasciato scampo, sotto gli occhi degli amici sconvolti.



Sul posto sono subito giunti i soccorsi, ma il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatare il decesso del 24enne, morto praticamente sul colpo. Il 48enne pavullese è ovviamente caduto anche lui, ma con conseguenze molto limitate: è stato portato in al pronto soccorso di Pavullo, dove alla fine gli hanno riscontrato solo ferite superficiali. La salma di Giberti è stata invece condotta alla Medicina legale di Modena, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Inevitabilmente – in un sabato pomeriggio di fine luglio con un traffico molto sostenuto sulla Giardini verso la montagna – si sono formati rallentamenti in entrata e uscita da Pavullo, ma i disagi sono stati ridotti grazie alla scelta degli agenti di creare un bypass sfruttando l'area del distributore, dove la circolazione è passata a senso alternato, mentre la strada è rimasta chiusa a lungo.

Gianni Giberti viveva a Roteglia, dove la famiglia è molto conosciuta. Il ragazzo lascia i genitori e due sorelle più grandi.
 

anniversario DILETTA TOMMASINI; i tuoi cari con infinito amore

Anniversario † 31-7-1984  31-7-2017 Ricorre oggi il triste anniversario della cara DILETTA TOMMASINI I Tuoi cari Ti ricordano con infinito amore.

Addio Gabriele Grandi, accompagnatore del gruppo parrocchia di 22 anni, morto annegato in un laghetto


TRENTINO

Ventiduenne mantovano annega in un laghetto

Accompagnatore di un gruppo di ragazzini in vacanza con la parrocchia di Quistello, si è sentito male mentre nuotava a Lagolo. Inutili i soccorsi
LAGOLO (Trento). Tragedia nel primo pomeriggio  (27 luglio) nel lago di Lagolo, una frazione del Comune di Madruzzo. Il 22enne Gabriele Grandi, residente a Quistello, accompagnatore di un gruppo di una trentina ragazzini in vacanza in una struttura nella zona affittata dalla parrocchia del centro in riva al Secchia, è morto annegato.
Il ragazzo stava attraversando a nuoto lo specchio lacustre quando si è sentito male. I bagnini, quando sono accorti che il giovane era in difficoltà sono intervenuti in soccorso. Portato a riva, è stata tentata la rianimazione, purtroppo inutile.
In un'intervista riportata dal sito web del quotidiano L'Adige, un bagnino riferisce come l'allarme sia stato inizialmente da una donna sul prato vicino alla sua postazione; salito sul patino, un ragazzino della comitiva ha detto al bagnino stesso che l'accompagnatore era sparito dalla vista. Un'indicazione forse approssimativa, che però ha consentito il ritrovamento, anche se poi i soccorsi si sono rivelati vani.
Gabriele Grandi era molto conosciuto a Quistello: volontario e capo equipaggio della Croce Bianca, membro della squadra di calcetto e animatore in parrocchia, lavorava nell'azienda agricola di famiglia. I familiari, avvertiti, si sono subito messi in viaggio per il Trentino. La comitiva quistellese, guidata dal curato don Nicola Sogliani, ha anticipato il rientro a Quistello.

L’abbraccio di Quistello: ciao Ciaby, grande amico

Straziante addio al 22enne morto per un malore in un laghetto in Trentino. La sorella: «Prendete esempio da lui». Il parroco: «La sua vita spesa per gli altri»

QUISTELLO. Le serate con gli amici, la festa del fungo, la musica, la Juve e il sale sulla pizza e ancora l'impegno con la Croce bianca, i campeggi estivi con la parrocchia. Questi erano i punti fermi della vita di Gabriele Grandi, per tutti Ciaby, una vita che è stata raccontata ieri pomeriggio dagli amici più cari, dalla sorella e dal fratello. Al palazzetto dello sport c'erano tutti, Quistello si è fermato ieri per raccogliersi intorno a uno dei suoi giovani e dargli l'ultimo saluto.


C'erano tanti ragazzi, amici, compagni del calcetto, i volontari della Croce bianca in divisa e i ragazzi della parrocchia, quelli che aveva accompagnato in campeggio in Trentino, quelli che erano con lui giovedì scorso, quando il 22enne si è sentito male, mentre nuotava in un lago di montagna. Tutti per lui, tutto il paese, per salutarlo, ricordare la sua vita, i momenti con lui e per farsi forza a vicenda. «Ciao fratellone, tu eri il maggiore – dice la sorella Chiara in lacrime – eravamo un team perfetto ai campi estivi, io ero il generale severo e tu il giocherellone consigliere». Entrambi i giovani facevano da animatori ai ragazzi dei gruppi parrocchiali, e proprio a questi ragazzi si è rivolta la sorella di Gabriele: «Prendete esempio da lui, il suo impegno. Vi ha dato tanto e lui ha ricevuto tanto da voi, ricordate sempre il suo esempio».


Anche gli amici ricordano l'impegno di Ciaby per la comunità: «La sera andavamo a mangiare la pizza, che riempivi di sale – ricordano – e poi volevi andare a letto presto perché la mattina avevi il turno in Croce bianca o dovevi lavorare». Poi ricordano i momenti di vita vissuti insieme, le grigliate, i modi di dire, i campeggi e le notti in tenda, la musica e il programma X Factor, di cui Gabriele non perdeva una puntata e poi una grande passione: la Juve. Quello degli amici è un saluto commosso e il desiderio che Gabriele rimanga con loro, vivo in qualche modo, nei loro ricordi, nel loro vivere quotidiano.


«Continueremo a venire a casa tua per le grigliate», promettono i ragazzi. Anche il curato don Nicola, che era in campeggio in Trentino quando Gabriele è morto, non si è sottratto a un ricordo del giovane, come uomo e come amico, prima ancora che come prete. Poi il ricordo del rappresentante della Croce bianca: «Da poco eri diventato capo equipaggio, eri il più giovane a ricoprire questo ruolo e ne andavi molto fiero, giustamente. Da quando hai iniziato a fare il volontario sei cresciuto con noi e noi siamo cresciuti con te». «Non pensate che Quistello sia stata colpita o segnata in qualche modo perché siamo qui a salutare un altro dei suoi fiori recisi, dopo Angelo, Matteo e Giovanna – ha detto il celebrante – sono prove, dure a cui la nostra comunità viene sottoposta e ne deve uscire più coesa di prima. I messaggi che hanno letto oggi i nostri ragazzi sono una dimostrazione di questo e devono essere un monito».

Il sacerdote ha poi invitato tutti a pregare per la famiglia di Gabriele: «Dobbiamo sostenerli come comunità e stare loro vicini. Ci sia di consolazione che, anche se ha vissuto una vita così breve, Gabriele con il suo impegno e la dedizione per gli altri, l'ha vissuta a pieno e intensamente».


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anniversario FRANCESCO MORETTI; sei sempre con noi

ANNIVERSARIO † 31 luglio 2003  31 luglio 2017 FRANCESCO MORETTI Sei sempre con noi. Nei nostri cuori, nella nostra mente, nella nostra speranza.

Sergio Attanasio, commerciante ortofrutticolo di 59 anni, è morto nell'auto centrata da un furgone uscito fuori corsia sulla Pontina

Pontina, camion invade la corsia opposta, è Sergio Attanasio l’uomo morto nell’incidente

Un camion gli è piombato addosso dalla corsia opposta della Pontina, all’altezza dello svincolo con viale Le Corbusier, vicino alla vecchia sede dell’università, mentre andava a lavoro. La vittima dell’incidente stradale di ieri mattina è Sergio Attanasio, aveva 59 anni ed era un commerciante del settore ortofrutta.
A Latina lavorava anche al mercato del martedì di via Rossetti e in tanti piangono la sua scomparsa. L’impatto è avvenuto alle 3.30 ed è stato fatale. A nulla erano valsi gli sforzi degli operatori sanitari del 118 per rianimarlo.

Yulia Kolotylo, giovane ucraina di 23 anni residente a Brugine, è morta uscendo fuori strada con l'auto, a causa di un colpo di sonno

Al lavoro in pizzeria, poi la notte in discoteca e l'incidente mortale a 23 anni

BRUGINE - (M.L.) Lunghi capelli mossi e biondi, due occhi enormi e un grande sorriso sempre stampato sul volto. Chi la conosceva non riesce a crederci ancora che Yuliia non c'è più. Anche sabato sera la 23enne ucraina, ma ormai da tempo residente a Brugine, dove si era integrata molto bene e aveva trovato molti amici, era andata a lavorare come cameriera nel ristorante Amos di Piove di Sacco. Alcuni clienti se la ricordano bene portare al loro tavolo i piatti, sempre sorridente e simpatica. Nessuno avrebbe immaginato che, invece, poche ore dopo, quella ragazza così solare avrebbe trovato la morte tra le lamiere della sua Opel Tigra.
Una volta finito il turno, la ragazza aveva deciso di uscire con gli amici, dirigendosi verso Padova dove tra il Pride village, i Navigli e le Staffe, anche chi finisce di lavorare a mezzanotte può pensare di passare un bel sabato sera spensierato. Qualche chiacchiera, due salti sulla pista da ballo e velocemente sono arrivate le cinque del mattino, quando Yuliia ha preso la strada verso casa, dove non è mai arrivata

 
 




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BRUGINE - (M.L.) Lunghi capelli mossi e biondi, due occhi enormi e un grande sorriso sempre stampato sul volto. Chi la conosceva non riesce a crederci ancora che Yuliia non c'è più. Anche sabato sera la 23enne ucraina, ma ormai da tempo residente a Brugine, dove si era integrata molto bene e aveva trovato molti amici, era andata a lavorare come cameriera nel ristorante Amos di Piove di Sacco. Alcuni clienti se la ricordano bene portare al loro tavolo i piatti, sempre sorridente e simpatica. Nessuno avrebbe immaginato che, invece, poche ore dopo, quella ragazza così solare avrebbe trovato la morte tra le lamiere della sua Opel Tigra.

 
 



Una volta finito il turno, la ragazza aveva deciso di uscire con gli amici, dirigendosi verso Padova dove tra il Pride village, i Navigli e le Staffe, anche chi finisce di lavorare a mezzanotte può pensare di passare un bel sabato sera spensierato. Qualche chiacchiera, due salti sulla pista da ballo e velocemente sono arrivate le cinque del mattino, quando Yuliia ha preso la strada verso casa, dove non è mai arrivata

domenica 30 luglio 2017

Dylan La Greca di 22 anni è morto in moto scontrandosi con un centauro sulla Sp 161


Scontro sulla strada del mare in Cilento: moto contro moto, muore 22enne



Incidente mortale nel primo pomeriggio di oggi. Sulla Sp161 che collega Casal Velino e Ascea due moto, per cause ancora da accertare, sono venute a contatto. I centauri sono stati sbalzati violentemente sull’asfalto. Uno di questi è rimasto ferito gravemente. Sul posto sono immediatamente arrivati gli uomini del 118 con un’ambulanza rianimativa ma per uno dei feriti, Dylan La Greca, 22enne nato ad Agropoli e residente a Omignano, non c’è stato nulla da fare. Il secondo motociclista, B.V., di 26 anni, è ricoverato all'ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Sul posto anche due pattuglie carabinieri della stazione di Acquavella per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro e veicolare il traffico in zona.

Stefano Damato di 35 anni è morto urtando con la moto contro un muro

Con la moto contro un muro, Stefano muore a 35 anni.   
                                                                             Un uomo di 35 anni, Stefano Damato, è morto oggi in un tragico incidente con la moto. L'uomo era insieme ad un gruppo di motociclisti quando, per cause in corso di accertamento, è finito contro un muro mentre percorreva la strada tra Ceselli e Scheggino, in Valnerina, Perugia.

Purtroppo il trauma gravissimo che ha riportato  non ha permesso ai sanitari di salvarlo. Inutile infatti anche l'intervento dell'elisoccorso, il giovane è arrivato all'ospedale di Spoleto già morto. Anche una seconda persona è rimasta ferita nell'incidente. Sul posto carabinieri e vigili del fuoco per ricostruire la dinamica dell'accaduto. 





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Serena Bianco di 10 anni è morta soffocata a causa di un boccone di carne, che le bloccato la gola

Bimba di 10 anni muore a causa di un boccone di carne andato di traverso. Tragedia poco prima di mezzogiorno a Melissano in provincia di Lecce in Puglia.
Una bambina di 10 anni Serena Bianco e' morta dopo aver ingerito un pezzo di carne. Stando alla ricostruzione compiuta dai carabinieri della locale stazione diretti dal maresciallo Alessandro  Borgia, la piccola, intorno alle 11,40, era nell'abitazione con i suoi genitori in via Piazza Vecchia in attesa di pranzare.Ad un certo punto ha palesato il desiderio di assaggiare un pezzo di carne. Cosi' ha fatto, solo che stavolta un gesto naturale e normale e' stato fatale. Il cibo le e' andato di traverso ostruendo la trachea e impedendole di respirare. I congiunti hanno cercato di soccorrerla in tutti i modi ma all'arrivo del 118 non c'era purtroppo piu' nulla da fare. Vano ogni tentativo di rianimarla. Il magistrato di turno dottoressa Elena Vallefuoco ha disposto lo svincolo della salma non ravvisando alcun elemento di responsabilita': si e' trattato di una disgrazia. In citta' sembra sia gia' partita una gara di solidarieta' per aiutare la famiglia Bianco, umile e in difficili condizioni economiche, a sostenere le spese per i funerali della bambina.
  

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Leonardo Pecetti, bimbo romano di 10 anni in vacanza in Piemonte, è morto annegato in un torrente, perchè bloccato da un masso pesante

«Leo è morto davanti agli amici». La tragedia del bimbo annegato al rio del Mulino



«Mi sono precipitato al rio del Mulino, una donna ormai cianotica, cercava di far respirare con un tubo di gomma il povero Leonardo». Germando Ferrando, uno dei guardiaparco di Capanne di Marcarolo, ha ancora quella tragica immagine negli occhi: una ventina di ragazzini che assistevano alla morte del loro amico di appena dieci anni. E gli educatori, quasi impazziti, che tentavano disperatamente di salvarlo. Invano. «Non c’era più battito cardiaco al polso. Ho provato a spostare il masso. Ma non ce l’ho fatta. Sarà pesato almeno cinque quintali».
È morto annegato in un metro d’acqua o poco più, in una pozza del rio Molino, a Capanne di Marcarolo, davanti agli occhi degli amici e degli educatori, che sono ancora sotto shock. Una morte assurda, con i compagni scossi e impietriti. È una tragedia terribile, di quelle che non si posso prevedere, quella che è costata la vita a Leonardo Pecetti, 10 anni di Roma.
Venerdì 28 era il penultimo giorno di vacanza nel campo estivo organizzato dall’associazione “Intorno al Melo” di Novi Ligure, nel parco di capanne di Marcarolo. Una settimana «immersi in un contesto naturale di grande suggestione e bellezza, dove i giovani sperimenteranno le infinite opportunità che la natura incontaminata ci offre», recita la locandina. L’associazione segue il metodo educativo steineriano e ogni anno organizza campi estivi divisi per fasce di età. Con Leonardo c’era altri 19 bambini dai 9 ai 13 anni, e quattro accompagnatori, personale specializzato, ospitati presso il rifugio Molino Nuovo, struttura gestita dal Cai di San Salvatore Monferrato. I coniugi Pecetti avevano letto la pubblicità del campo estivo su internet e hanno iscritto il loro ragazzo, che già studiava in una scuola steineriana.
Verso le 18,30 i ragazzi e gli animatori erano nei pressi del rifugio, lungo il rio Molino. Leonardo era seduto su un masso, che si è staccato dalla riva, trascinando con sé il corpo del bimbo, bloccandogli le gambe. Gli educatori erano a pochi passi, così come gli altri bambini. Si sono precipitati nel torrente che in quel punto raggiunge un metro di altezza. Hanno tentato di spostare il masso, senza riuscirci. In pochi minuti è partito l’allarme, nonostante la zona sia poco coperta dalla rete mobile. I primi ad arrivare sono stati i guardia parco. Subito dopo sono arrivati anche i vigili del fuoco di Novi, Ovada e Genova, il 118 con il medico a bordo e i carabinieri.
«Mentre controllavo il parco alla Benedicta, due donne mi hanno avvertito dell’accaduto. Mi sono precipitato al rio del Mulino - racconta ancora Germano Ferrando - Ho impiegato circa quindici minuti a convincere la donna che ormai non c’era più nulla da fare: la donna non voleva uscire dall’acqua». Il corpo del bambino, ormai senza vita, è stato recuperato solo in serata.
Il magistrato che segue l’istruttoria sta valutando se richiedere l’esame autoptico, anche se il medico legale ha accertato la morte per annegamento. Il corpo di Leonardo si trova ora nella camera mortuaria dell’ospedale di Novi, dove in serata sono arrivati i genitori, in uno stato di disperazione assoluta. Sarà probabilmente aperta un’inchiesta, d’ufficio. Al momento non ci sono però indagati. Gli educatori, che erano presenti, hanno fatto l’impossibile per cercare di liberare Leonardo.
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Adele De Vincenzi di 16 anni è morta per un infarto: aveva assunto ecstasy. Arrestati due spacciatori




Cronaca Italia

Genova, Adele De Vincenzi muore a 16 anni per un infarto: aveva assunto metanfetamina

Genova, muore d’infarto a 16 anni dopo serata con amici: aveva assunto metanfetamina
GENOVA – Adele De Vincenzi, una ragazza genovese di 16 anni, è morta per un arresto cardiaco provocato dall’assunzione di Mdma, una potente metanfetamina.
La giovane aveva passato la serata con alcuni amici, due maggiorenni ed una minorenne. in un appartamento nel quartiere San Martino. Poi era uscita per proseguire la serata in centro e una arrivata nella zona della stazione ferroviaria di Brignole si è sentita male.
Gli inquirenti hanno fatto scattare le indagini ed hanno arrestato i due ragazzi maggiorenni che erano in compagnia della ragazza. Secondo gli investigatori della Squadra mobile di Genova, sono stati loro a cedere la droga alla ragazza. Lo stupefacente era stato acquistato da un minorenne italiano che la polizia ha identificato e denunciato. La ragazza morta viveva a Chiavari ed era stata soccorsa dal personale del 118 alle 2,40, nella centrale via san Vincenzo per poi essere portata all’ospedale Galliera in condizioni disperate.

Adele aveva passato la serata in compagnia dei due amici maggiorenni e di una ragazzina. I giovani si erano ritrovati in un appartamento di via Corridoni, nella zona San Martino. Lì avrebbero consumato droga, poi sono usciti per raggiungere in centro i locali della movida genovese. Gli investigatori hanno trovato nella casa del minorenne che aveva fornito lo stupefacente un bilancino di precisione e denaro contante in un quantitativo sospetto.
AL PRONTO SOCCORSO IN CONDIZIONI DISPERATE – “E’ arrivata al pronto soccorso in coma profondo, abbiamo avviato subito la rianimazione, siamo andati avanti per quasi un’ora, ma non si è mai ripresa”. Così Paolo Cremonesi, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Galliera racconta l’arrivo della ragazzina in ospedale.
Poi Cremonesi lancia un appello: “Bisogna far capire ai giovani che non esistono droghe pesanti e leggere. Gli stupefacenti sono tutti potenzialmente pericolosi. Bisogna tenere alta la guardia anche perché negli ultimi tempi i casi sono aumentati. Tre settimane fa è arrivata qui una ragazza in coma dopo un rave a Oregina ma in quel caso siamo riusciti a salvarla. Bisogna parlare ai ragazzi: devono farlo le famiglie ma anche le istituzioni per fare prevenzione e anche informazione sulla pericolosità delle droghe”.

sabato 29 luglio 2017

I TRE ORRORI SULLA VICENDA DI CHARLIE GARD

I 3 orrori su Charlie Gard

Diciamola tutta: la vicenda di Charlie Gard, il bambino inglese di appena dieci mesi che è morto per decisione dei giudici, fa orrore sotto ogni aspetto.
Fa orrore il fatto che la Corte Europea dei Diritti Umani abbia deciso di sopprimere, è questo secondo me il termine più indicato, la vita di un piccolo che era già stato condannato a morte dal destino, visto che la sua malattia dai medici è stata ritenuta incurabile. Fa orrore il fatto che il bimbo non abbia potuto trascorrere le ultime ore circondato dall’affetto dei suoi genitori, ma in quello stesso ospedale che ne ha deciso una morte comunque prematura. Fa orrore il fatto che ai genitori non sia stato permesso il tentativo estremo di cercare cure alternative. Fa orrore, infine, che a fronte di una parte di opinione pubblica che a livello mondiale si sta indignando, ce ne sia una che trova tutto questo se non normale, almeno giustificabile e che soprattutto cerchi di ricondurre chi prova orrore per questa vicenda ai soliti credenti, che, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli, pena vedere schiere di atei militanti morire sì, ma di noia.
La verità è che in tutta questa vicenda orribile, la religione non c’entra assolutamente nulla. Di mezzo, casomai, c’è un dibattito, enorme quanto sottostimato, sulla società del domani e i valori su cui si fonderà. La vicenda del piccolo Charlie, dimostra, ancora una volta, come si sia sempre più proiettati nella società della perfezione, dove non solo si ha l’obbligo di non avere difetti, ma viene anche impedito a chi nasce imperfetto di vivere e di morire con dignità e amato.
Anzi, ora lo si sopprime per decreto. Il fatto che la sorte di Charlie sia stata decisa dalla Corte Europea dei Diritti Umani, alla quale si erano rivolti i genitori del piccolo, dimostra che questa società del futuro sia legalizzata, in nome di una laicità e una difesa della scienza che tende a confondere umanità e religione, che si è dimenticata della prima e che ha fatto dell’orrore un credo molto più pericoloso e ripugnante. Ignorando che l’amore non può essere ricondotto né alle regole della scienza né a quelle del diritto.
La verità è che la scienza può spiegare le ragioni per cui Charlie era condannato a morte dalla nascita, ma non quelle del cuore di due genitori. E che davanti alle ragioni della medicina si dovrebbero mettere le lacrime di un padre e di una madre che erano disposti a tutto pur di vedere vivere il loro figlio. Che ieri notte hanno pensato alle ultime ore di vita del loro bambino solo in ospedale e che oggi attenderanno la comunicazione dei medici con la quale verranno informati che Charlie è definitivamente morto.
Vite che sfiorano soltanto quelle della società della bellezza e della perfezione a tutti i costi, creata per allontanare lo spetto di ciò che è comune a tutti nella vita, ossia la morte. L’elogio dell’effimero, del superficiale e del passeggero, dove la vicenda di Charlie, che segna un punto di non ritorno, sembra l’eccezione, una storia tragica quanto rara. Finché gli imperfetti da eliminare non diventiamo noi o qualcuno che amiamo.

Daniele Traldi tenta sorpasso in moto e muore a 19 anni appena compiuti; si era da poco diplomato e voleva iscriversi all'università

San Felice, tenta sorpasso in moto: muore a 19 anni

Daniele Traldi di Mortizzuolo si è scontrato con un’auto. Il decesso sul colpo. Si era appena diplomato al “Galilei”


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SAN FELICE. Un attimo, una coincidenza che incrocia destini e persone, un solo istante e il fiore della vita di un ragazzo descritto come speciale non c’è più.

Vita spezzata, strappata alla famiglia e alle speranze che a 19 anni ti aprono al mondo.


Daniele Traldi i 19 anni li aveva appena compiuti, a giugno, in coincidenza con il diploma al Galilei di Mirandola, dove aveva amici, affetti, e ammirazione. L’imperscrutabile ha voluto che ieri alle 7.45 fosse in via Bignardi, in sella alla sua moto, una Yamaha.

Stava andando a San Giacomo Roncole, per imparare meglio un mestiere che al Galilei aveva progettato nell’estate del post diploma, quella che ti fa diventare uomo, e che chiede le sue autonomie, per prepararti all’università, dello studio e della vita.

Era appena uscito di casa. Daniele abitava con la famiglia in via Gozzi. Praticamente nel cuore di Mortizzuolo, di fronte alla chiesa parrocchiale, ma dalla parte di là di via Imperiale, dove la gente è sotto il Comune di San Felice.

Ha acceso la moto, ha fatto il ponte della ferrovia, ha imboccato a sinistra via Bignardi ed è andato dritto, sul rettilineo. Contro la morte. Perché Daniele si è trovato davanti un camion per trasporti agricoli, alla cui guida c’era un esperto autotrasportatore di San Felice: «Ho percepito la moto dietro, non mi aveva ancora sorpassato. Ho incrociato un’auto che veniva in direzione opposta e ho sentito un botto. Dallo specchietto ho visto l’auto che quasi impennava, di traverso. Il tempo di realizzare che forse era accaduto qualcosa e mi sono fermato, poco più avanti. Una tragedia, povero ragazzo, povera famiglia, non oso pensare anche al dolore del signore che era alla guida dell’auto», ha raccontato il camionista, che si è fermato e ha reso la sua testimonianza alla polizia municipale.

Secondo la prima ricostruzione, dunque, Daniele avrà pensato di sorpassare il camion, sul rettilineo di via Bignardi. Strada che conosceva benissimo, un po’ stretta. Abbastanza stretta che quando con la moto si è affacciato a sinistra per iniziare l’eventuale sorpasso si è trovato davanti l’auto, in quell’istante fatale e senza spazio che ora è la disperazione dei genitori.

L’impatto con la Citroen monovolume di Simone D., sanfeliciano che stava andando al lavoro, è stato violento, devastante. L’auto colpita in pieno si è semisfasciata ed è parzialmente finita nel fossato alla sua destra. E la moto di Daniele si è distrutta, come la sua vita. Sul posto sono arrivati l’ambulanza della Croce Blu di San Felice e l’automedica dell’ospedale di Mirandola. Ma non c’era più nulla da fare.

La polizia municipale del presidio di San Felice ha chiuso la strada, all’incrocio di San Biagio, disposto d’intesa col magistrato il recupero della salma - trasportata in medicina legale a Modena - e raccolto le testimonianze dei presenti. Poco
dopo in via Bignardi sono arrivati i parenti dei coinvolti, incluso il papà di Daniele, Alberto.

Così che il destino consumasse fino in fondo il rito del dolore, che ieri ha precipitato tanta gente nel vuoto dei perché.

Serena Zanella di 45 anni è morta precipitando in Val Canzoi, mentre cercava di aiutare il suo cane in difficoltà


Scivola mentre aiuta il suo cane, precipita e muore 

Serena Zanella era il volto del negozio Sisley di via XXXI Ottobre a Feltre. Con lei c’era l’amico William Pauletti


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CESIOMAGGIORE. Il cane esitava ad attraversare quel ponticello e lei è tornata sui suoi passi per dargli una mano. Proprio mentre stava aiutando il suo amico a quattro zampe, è scivolata sul pendio precipitando per una cinquantina di metri. Un volo fatale, costato la vita a Serena Zanella, 45 anni, originaria di Cesiomaggiore, ma divenuta da tanti anni uno dei volti più familiari per chi frequenta il centro di Feltre, per il suo lavoro di commessa al negozio Sisley di via XXXI Ottobre e in passato di barista, ad esempio durante la sua gestione del bar La Buca di fronte all’ex caserma Zannettelli.

Testimone della tragedia un amico, William Pauletti, pure lui di Feltre, che l’aveva accompagnata in questa camminata cominciata ieri mattina presto percorrendo la Val Slavinaz, nel territorio della Valle di Canzoi. Erano partiti di buon’ora Serena, William e l’inseparabile cane pastore della donna, compagno di tante escursioni. Quando il personale medico di Treviso Emergenza l’ha raggiunta assieme ai tecnici del Soccorso alpino di Feltre, per la 45 enne non c’era più niente da fare. Si è tentato comunque a lungo di rianimarla ma i traumi riportati nella caduta erano troppo gravi.

Per Serena, allenata ed esperta, nonché socia del Cai di Feltre dal 2010, quella di ieri mattina era una camminata quasi facile, benché la Val Slavinaz sia considerata adatta solo a persone adeguatamente preparate per le pendenze impegnative da superare. Partenza verso le 6,30 con l’obiettivo di raggiungere Forcella dell’Omo, il Cimonega per arrivare magari fino al Rifugio Boz, dove è di casa, oppure puntare verso Erera Brendol. L’incidente è banale quanto drammatico: nello spingere il cane per aiutarlo a superare un ponticello che gli incuteva timore in località Scalette, Serena Zanella perde l’appoggio sul terreno scivoloso e ripido. È un attimo e William Pauletti, che quel tratto lo aveva appena superato, la vede sparire giù per il pendio.

Pauletti ridiscende, la chiama senza ottenere risposta. Vorrebbe chiamare i soccorsi, ma in quel tratto non c’è copertura telefonica. Scende più veloce che può fino alla diga del lago della Stua nel cuore della Valle di Canzoi e finalmente può allertare il 118. La macchina dei soccorsi è veloce. L’elicottero di Treviso emergenza, subito decollato, imbarca una squadra del Soccorso alpino di Feltre, verricellata a monte del luogo indicato. I soccorritori scendono sul sentiero grazie alle indicazioni di Pauletti, visto che la fitta vegetazione rende difficile individuare la zona dell’incidente dall’alto. Trovano gli zaini e, una cinquantina di metri più sotto rinvengono Serena Zanella.

Iniziano a praticare le manovre di rianimazione, portate poi avanti dal personale medico dell’eliambulanza. Purtroppo non danno risultati e al medico non rimane che constatare il decesso. La caduta le ha provocato gravissime lesioni interne. Viene interpellata la Procura della Repubblica di Belluno e subito viene concesso il nullaosta per ricomporre la salma che viene imbarellata e recuperata con un verricello di 40 metri, per essere trasportata in Val Canzoi e affidata al carro funebre. In tarda mattinata la voce dell’incidente comincia a diffondersi in centro a Feltre dove tutti, poco o tanto, conoscono Serena. Scende un clima di incredulità. Il negozio Sisley, la sua casa durante le ore lavorative non riapre al pomeriggio. “Chiuso per lutto”. Un lutto che colpisce tutto il commercio del centro.

Il giovane di origini senegalesi Mamadou Thiam di 20 anni è morto cadendo nel dirupo, perchè inseguito da tre malintenzionati



Bergamo, il 20enne inseguito da tre persone e caduto nel dirupo è morto sul colpo

Mamadou Lamine Thiam era a una festa di paese quando, dopo una lite, è stato inseguito da un 54enne. L'autopsia ha stabilito che le fratture riportate non avrebbero consentito la sopravvivenza neanche per un minuto


Mamadou Lamine Thiam, il 20enne trovato morto domenica notte in fondo a un dirupo di 15 metri a Ubiale Clanezzo, in provincia di Bergamo, è morto sul colpo. Lo ha stabilito l'autopsia sulla salma dell'apprendista elettricista, da 6 anni in Italia e che viveva con la famiglia ad Almè. L'esame ha rilevato la frattura di alcune vertebre cervicali, non compatibili con la sopravvivenza nemmeno per qualche minuto.

La tragedia si era consumata sabato sera, al culmine di una lite dopo una festa di paese. Il ragazzo era stato inseguito da tre persone, ora indagate per omicidio preterintenzionale (a due è contestato solo il concorso), e si era gettato, nella fuga, oltre un guardrail, finendo nel dirupo. Il suo corpo è stato trovato 24 ore dopo. Gli indagati sono un  54enne, in servizio quella sera alla festa di paese come addetto alla sicurezza, e una coppia di fidanzati di 25 e 35 anni. Secondo le prime ricostruzioni il 54enne avrebbe prima avrebbe malmenato il ragazzo perché aveva spintonato il figlio di un suo amico, poi lo avrebbe inseguito, fino a quando Mamadou, 'Bara' per gli amici, si è gettato nel vuoto. La coppia di fidanzati avrebbe invece preso parte all'inseguimento: anche loro, come il 54enne, sarebbero stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza del luogo mentre rincorrevano la vittima.

Il geometra Salvatore Balzano di 42 anni annuncia il suicidio in due video Fb e poi si appicca il fuoco, a causa di una delusione amorosa

Annuncia suicidio in due video su Facebook, poi si toglie la vita dandosi fuoco. Raffica di insulti sul social alla compagna. Ha lasciato due lunghi videomessaggi sulla sua pagina Facebook, spiegando le motivazioni del gesto, poi si è suicidato dandosi fuoco nel suo studio professionale di geometra a Boscoreale.

Quando sul posto sono arrivati Vigili del fuoco e Forze dell'ordine era oramai troppo tardi. È morto così un geometra di 42 anni, Salvatore Balzano, molto noto a Boscoreale, centro alle pendici del Vesuvio. Nei videomessaggi la vittima annuncia il «gesto estremo» come lui stesso lo definisce, lanciando accuse nei confronti di una donna che, a suo dire, lo avrebbe tradito. In «rete» i video hanno raccolto tanti commenti e condivisioni.

«Sto facendo questo video e sono molto ansioso - dice Balzano nei due filmati, che durano in totale più di 30'- ho paura, succederanno cose terribili dopo questo video e non potrò fare niente. Purtroppo lei mi ha distrutto e mi ha rovinato la vita»

Sta raccogliendo decine di condivisioni il video dal geometra che ha annunciato il suicidio avvenuto nel suo studio di Boscoreale dandosi fuoco. Centinaia anche i commenti e, tra questi, anche offese pesanti ed accuse alla donna che, come spiega l'uomo nel video, sarebbe stata causa del gesto.

Nei due video che il geometra ha postato prima di darsi fuoco l'uomo si esprime con un'apparente calma e rivolgendosi alla donna le chiede spiegazioni per comportamenti a lui non graditi. Alla fine l'uomo, rivolto ad amici e parenti, dice che dal posto in cui andrà li proteggerà sempre mentre suona quasi come una maledizione l'ultimo pensiero per la sua compagna.

venerdì 28 luglio 2017

ADDIO CHARLIE GARD; l'annuncio dei genitori: << Il nostro splendido bambino se n'è andato>>


È morto Charlie Gard, l’annuncio dei genitori: «Il nostro splendido bambino se n’è andato»

L’annuncio dei genitori: «Siamo così orgogliosi di te». Il piccolo, malato terminale, era stato trasferito in un hospice della capitale britannica

Il piccolo Charlie Gard è morto. «Il nostro splendido bambino se n’è andato, siamo così orgogliosi di te»: parole di Connie Yates, la madre del bambino britannico malato terminale di sindrome da deperimento mitocondriale, una rarissima malattia genetica degenerativa (di cui si conoscono solo altri 16 casi), che provoca il mancato sviluppo di tutti i muscoli. Il suo caso, dopo le sentenze dei giudici britannici ed europei che avevano dato ragione ai medici del Great Ormond Hospital di Londra, intenzionati a non proseguire le cure, ha sollevato un dibattito mondiale.
Il trasferimento
La morte del piccolo Charlie, di soli 11 mesi, era di fatto annunciata dopo che giovedì l’Alta Corte di Londra ha ordinato che fosse trasferito dall’ospedale a un hospice (una struttura per malati terminali), dove non avrebbe più avuto il respiratore a tenerlo in vita. La decisione è stata presa perché i genitori di Charlie, Connie Yates e Chris Gard, che chiedevano che morisse a casa, non sono riusciti a raggiungere un accordo con il Great Ormond Street Hospital, che chiedeva di continuare ad assisterlo negli ultimi giorni con i macchinari appropriati nelle sue strutture.
La vicenda
Nato il 4 agosto 2016, a settembre a Charlie viene diagnosticata la sindrome da deplezione mitocondriale. A ottobre viene ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra, dove i macchinari lo tengono in vita. Il 3 marzo 2017 i medici lo dichiarano incurabile e vogliono «staccare la spina». Il giudice Nicholas Francis comincia ad analizzare il caso in un’udienza della divisione dell’High Court di Londra e, l’11 aprile, stabilisce che i medici possono interrompere il sostegno vitale. Il 3 maggio: i genitori di Charlie si rivolgono alla Corte d’Appello, che il 25 respinge l’istanza della famiglia. L’8 giugno i genitori di Charlie perdono anche davanti alla Corte Suprema, mentre è del 27 giugno la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di non intervenire.
Gli interventi del Papa e di Trump
Siamo a luglio: il 3 Papa Francesco e il presidente degli Usa Donald Trump offrono un intervento. Il 7 luglio l’ospedale Great Ormond Street si rivolge all’Alta Corte. Il giudice Francis si dice aperto a esaminare «fatti nuovi», cioè la disponibilità dell’ospedale Bambin Gesù di Roma di curare Charlie: «ci sono evidenze» in laboratorio che il protocollo dell’ospedale italiano può funzionare, scrive l’ospedale in una lettera inviata ai colleghi inglesi. Il 10 luglio i genitori di Charlie tornano all’Alta Corte per chiedere il riesame del caso. Il 17 luglio il professor Michio Hirano, neurologo alla Columbia University di New York, visita il bambino. Con lui il professor Enrico Silvio Bertini del Bambin Gesù. Il 19 il Congresso degli Stati Uniti vuole dare la cittadinanza al bambino per consentirne le cure nel Paese. Il 21 luglio il Great Ormond Street rende noto che gli esami mostrano risultati «tristi». Tre giorni dopo, il 24 luglio, i genitori si arrendono: non c’è più tempo per le cure. Il 26 luglio il giudice Francis impone ai genitori e al rappresentante dell’ospedale di trovare un accordo su dove portare Charlie per le ultime ore: «Altrimenti deciderò io. Luogo e ora dovranno restare segreti: chiunque pubblichi questi dettagli infrange la legge». Giovedì 27 luglio il piccolo viene trasferito in una struttura per malati terminali.> Qui, il 28 luglio, Charlie viene estubato e muore.<

Carmelo Scordato di 45 anni è morto in moto, scontrandosi violentemente con un'auto sulla Ss 113; lascia due figli



Scontro auto-moto sulla Statale 113
Muore un 45enne di Bagheria


Articolo letto 27.618 volte

                                                               Carmelo Scordato
PALERMO - Lo scontro violentissimo con un'auto non gli ha lasciato scampo. Ha perso la vita sulla strada statale 113 un 45enne di Bagheria, Carmelo Scordato, che viaggiava a bordo di una motocicletta Bmw.

L'uomo stava percorrendo la statale in direzione di Ficarazzi quando è avvenuto lo scontro frontale con la macchina guidata da una donna. Poco prima della curva in cui si trova una nota discoteca, il 45enne è stato sbalzato dalla sella ed è finito sull'asfalto, riportando ferite gravissime.
A perdere la vita Carmelo Scordato, viaggiava su una motocicletta Bmw.


Immediato l'allarme al 118, ma i sanitari hanno trovato Scordato in condizioni già critiche: il motociclista è giunto senza vita in ospedale. Carmelo Scordato era molto conosciuto nella cittadina di Bagheria, era infatti il titolare di una ditta che si occupa del trasporto di acqua potabile. Lascia la moglie e due figli. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, la polizia e i carabinieri. In corso le indagini per ricostruire con esattezza la dinamica dello schianto.

giovedì 27 luglio 2017

+ 27 luglio 2011 VALENTINA PARENTINI; con infinito amore, i genitori

† 27 luglio 2011  27 luglio 2017 Valentina Parentini Invisibile agli occhi viva nei nostri cuori.
Con infinito amore Babbo e mamma

anniversario ANNA ROSA MARCONI; ciao

Anniversario † 26-07-2016  26-07-2017 ANNA ROSA MARCONI in MAESTRINI Ciao ANNA, senza il tuo respiro si è spento il sole.
GINO, ADRIANA e MAURO

Il centauro Alessandro De Rosa di 44 anni è morto in uno scontro con la moto lungo la via Ostiense

Roma Ostiense. Incidente in moto morto Alessandro De Rosa

Sinistro stradale lungo la circonvallazione Ostiense. Nell’impatto sono rimaste coinvolte una moto e un’automobile. Ad avere la peggio il centauro Alessandro De Rosa, 44 anni, condotto in ospedale in condizioni molto gravi, morto poco dopo. I rilievi di legge sono stati eseguiti dalla polizia locale del VIII Gruppo Tintoretto.

Due anni fa la tragica morte di Gabriele Sabattini: in 30 si riuniscono per rircordarlo

Sanremo, due anni fa la tragica morte di Gabriele Sabattini: in trenta si riuniscono per ricordarlo foto

Sanremo, due anni fa la tragica morte di Gabriele Sabattini: in trenta si riuniscono per ricordarlo foto
"Una tavolata, quattro chiacchiere, i palloncini bianchi con qualche pensiero d’amore per il giovane Gabry, un attimo sul luogo maledetto che si è portato via una vita troppo giovane"
Sanremo. Sono già passati due anni da quella maledetta sera, in cui la potente macchina nera lanciata in una folle corsa ha spezzato la giovane vita di Gabriele Sabattini. La sera dello scorso 24 luglio, gli amici, i compagni di scuola e coloro che l’hanno amato si sono ritrovati con mamma Simona e con Fabio, per ricordare Gabriele con il sorriso parlando di lui e delle sue imprese.
L’abitudine di ritrovarsi per tutti coloro che hanno amato ed amano Gabriele Sabatini si è ormai consolidata e perciò lunedì 24 luglio è arrivato l’appuntamento per una trentina di persone: basta lacrime però. Ora c’è la voglia di parlare di lui senza retorica, né frasi fatte e perciò dopo una chiamata o un’occhiata a Facebook la gente di Gabriele si è ritrovata: una tavolata, quattro chiacchiere, i palloncini bianchi con qualche pensiero d’amore per il giovane Gabry, un attimo sul luogo maledetto che si è portato via una troppo giovane vita ed è già l’una.
Strano come passa il tempo, così come è strana quella S che i palloncini hanno disegnato mentre volavano alti nel cielo. E l’emozione è talmente forte, che nessuna parola ha più senso. Forse, le uniche parole sono quelle che mamma Simona ha scritto qualche giorno prima, per ricordare l’appuntamento: “Tesoro mio, sono 2 anni che ti hanno strappato dalle mie braccia e darei qualunque cosa per poter avere ancora un momento, solo un minuto insieme a te per poterti nuovamente abbracciare, sentire il profumo della tua pelle e tenerti sul mio cuore….ora sei nel mio cuore lì dentro vi resterai come in un prezioso scrigno, per la mia sopravvivenza ha il significato di mantenere vivo il tuo ricordo e farti conoscere a chi non ha avuto questa fortuna….tutto questo finché potrò e certamente cercherò di farti avere giustizia e rispetto, che ad oggi, ti sono stati negati.”
La vicenda giudiziaria è la nota dolente. Dumitru Cojanu, che ha consumato l’atroce violenza con il suo bolide nero lanciato a cento all’ora in centro abitato per far bella figura con le ragazze a bordo, è già stato condannato in primo grado. Ora però si parla di ricorso in Appello, ma alla famiglia della vittima non viene notificato nulla, in quanto non si è costituita parte civile. “La mia paura è che la pena già bassa venga ulteriormente ridotta” dice mamma Simona nel momento in cui chiede giustizia per quel figlio che le è stato portato via nell’estate dopo l’esame di maturità, sotto casa della fidanzata”.



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